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Esaminati i gravissimi fatti emersi nei noti procedimenti di Perugia e Napoli, Le Avvocate Italiane esprime profonda preoccupazione per una deriva investigativa che mette in discussione principi essenziali dello Stato di diritto e dell’ordinamento costituzionale.
Dalla lettura dei fatti accaduti a Perugia emerge che si è verificata una “sistematica e indiscriminata captazione dei colloqui tra detenuti e i propri difensori”, protrattasi per sei mesi nella sala colloqui del carcere, e riguardante almeno quindici avvocati estranei all’indagine. Le conversazioni, come si legge nel documento, hanno riguardato “argomenti di natura strettamente difensiva, ivi incluse le strategie processuali”, e sono state addirittura inserite nel materiale investigativo, aggravando una violazione già di per sé intollerabile.
Analogamente, la Giunta della Camera Penale di Napoli ha denunciato che, nel corso di un processo dinanzi alla Corte di Assise, sono state disposte attività di osservazione e intercettazione “nel luogo stesso di esercizio della funzione difensiva”, con riprese e analisi del comportamento dell’avvocato e dei familiari dell’imputato nelle immediate adiacenze dell’aula di udienza. Una modalità che – come ricorda la Camera Penale di Napoli – contrasta frontalmente con l’art. 103 c.p.p. e con la stessa sacralità dell’udienza, presidiata esclusivamente
dal giudice.
Una violazione che non è episodica, ma sistematica.
I due episodi, pur diversi per contesto, rivelano un comune denominatore: la progressiva erosione delle garanzie che presidiano il diritto di difesa, il segreto professionale e la libertà dell’avvocato nell’esercizio del proprio mandato.
Non si tratta di “incidenti” o di mere irregolarità procedurali. Sono segnali di un problema più profondo: una cultura investigativa che, in alcuni casi, sembra non riconoscere nel difensore un presidio di legalità, ma un potenziale ostacolo da monitorare, controllare, talvolta persinosospettare.
È un ribaltamento inaccettabile della logica del giusto processo.
Ora più che mai dobbiamo affermarlo: il diritto di difesa non è negoziabile
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